La presenza di amianto sul tetto di casa rappresenta ancora oggi una condizione diffusa in molte abitazioni italiane costruite prima degli anni Novanta. Coperture in cemento-amianto, spesso identificate con il nome commerciale di eternit, continuano a caratterizzare edifici residenziali, capannoni e strutture rurali, ponendo interrogativi concreti su sicurezza, responsabilità del proprietario e modalità corrette di intervento.
Il tema coinvolge aspetti sanitari, ambientali ed economici. L’amianto diventa un problema quando il materiale inizia a deteriorarsi e rilascia fibre aerodisperse, invisibili ma potenzialmente dannose per la salute. In questo contesto, la normativa italiana non impone una rimozione indiscriminata, ma richiede valutazioni tecniche puntuali, monitoraggio costante e interventi eseguiti secondo procedure rigorose.
Comprendere quali regole si applicano, quando è obbligatorio intervenire e quali soluzioni sono realmente efficaci consente ai proprietari di prendere decisioni consapevoli, evitando rischi, sanzioni e interventi inutilmente invasivi.
Regole e normativa per l’amianto sul tetto
La gestione dell’amianto negli edifici esistenti è regolata da un insieme di norme che puntano alla prevenzione del rischio e alla tutela della salute pubblica, senza imporre obblighi generalizzati privi di valutazione tecnica.
La Legge 257/1992 ha vietato estrazione, produzione, importazione e utilizzo dell’amianto in Italia. La norma non ha previsto la rimozione automatica dei manufatti già installati, ma ha introdotto il principio della gestione controllata del materiale. Le coperture in eternit possono rimanere in opera se integre, monitorate e prive di rischio di dispersione delle fibre.
Il D.Lgs. 81/2008 attribuisce al proprietario dell’immobile l’obbligo di valutare lo stato di conservazione delle coperture contenenti amianto e di adottare misure adeguate in caso di rischio. La responsabilità riguarda sia la protezione degli occupanti sia quella di eventuali lavoratori o terzi esposti.
La rimozione diventa necessaria quando il materiale risulta friabile, danneggiato, oppure quando lavori edilizi possono compromettere la stabilità delle lastre. In questi casi, le autorità sanitarie possono imporre interventi di bonifica con tempistiche definite.
Come riconoscere un tetto in amianto o eternit
In Italia l’uso di coperture in cemento-amianto rappresenta quasi il 90% di tutto l’amianto impiegato nei materiali da costruzione, rendendo le lastre ondulate dei tetti uno degli elementi principali da verificare. L’identificazione corretta di una copertura in amianto è fondamentale per stabilire le azioni da intraprendere. L’osservazione visiva fornisce indicazioni utili, ma non può sostituire una verifica tecnica.
Le lastre in cemento-amianto sono spesso ondulate, di colore grigio chiaro o scuro, con una superficie che tende a diventare ruvida nel tempo. Crepe, sfaldamenti, presenza di muschi o polveri superficiali indicano un possibile degrado del materiale.
La certezza della presenza di amianto si ottiene esclusivamente tramite analisi di laboratorio su campioni prelevati da personale qualificato. Il campionamento deve avvenire in sicurezza, seguendo procedure che evitano la dispersione delle fibre. In presenza di dubbi o situazioni critiche, è possibile rivolgersi ad ASL o ARPA, che forniscono indicazioni operative e supporto nella gestione delle segnalazioni.
Rischi per la salute e per l’ambiente
L’amianto è riconosciuto come agente cancerogeno. Il rischio non deriva dalla semplice presenza del materiale, ma dalla possibilità di inalare le fibre. In Italia, nel periodo 2010-2016 circa 4.400 decessi all’anno sono stati attribuiti a malattie correlate all’esposizione ad amianto, inclusi oltre 1.500 casi di mesotelioma pleurico, sottolineando l’importanza della prevenzione e della gestione sicura dei materiali residui.
Le fibre, una volta inalate, possono depositarsi nei polmoni e causare patologie gravi come asbestosi, mesotelioma pleurico e tumori dell’apparato respiratorio. L’esposizione può avvenire anche a distanza di anni dalla posa delle coperture.
L’amianto compatto, tipico delle lastre in eternit, rilascia fibre più lentamente rispetto all’amianto friabile. Il rischio cresce con l’invecchiamento del materiale e con l’azione di agenti atmosferici. Eventi climatici intensi, vibrazioni, lavori di manutenzione non controllati e mancanza di monitoraggio accelerano la liberazione delle fibre, trasformando una situazione gestibile in un problema sanitario concreto.
Soluzioni per gestire l’amianto sul tetto
Secondo un rapporto del CNR che stima la presenza di materiali contenenti amianto in Italia, restano oltre 2,5 miliardi di metri quadri di coperture in eternit, rendendo urgente e strategica la pianificazione degli interventi di bonifica. La normativa consente diverse strategie di intervento, da scegliere in base allo stato di conservazione del materiale e al contesto edilizio.
Incapsulamento: quando è consentito
L’incapsulamento prevede l’applicazione di prodotti specifici che inglobano le fibre e riducono il rischio di rilascio. È una soluzione ammessa solo se il materiale è integro e se viene previsto un piano di controllo periodico.
Confinamento delle coperture esistenti
Il confinamento consiste nella realizzazione di una barriera fisica che isola l’amianto dall’ambiente esterno. Questa soluzione non elimina la fonte del rischio, ma ne limita l’impatto se correttamente progettata.
Rimozione completa: vantaggi e limiti
La rimozione completa dell’amianto elimina definitivamente il problema e consente la sostituzione della copertura con materiali moderni e sicuri. Richiede però procedure rigorose, costi più elevati e il coinvolgimento di imprese autorizzate.
Procedura di rimozione e smaltimento a norma
La legge che ha vietato l’uso dell’amianto in Italia dal 1992 prevede procedure specifiche di bonifica e smaltimento volte a tutelare chi esegue gli interventi e l’ambiente circostante, con misure di sicurezza definite dalle normative vigenti. La rimozione dell’amianto segue un iter tecnico e amministrativo preciso, finalizzato a garantire la sicurezza delle persone e dell’ambiente.
Il percorso inizia con un sopralluogo tecnico e la valutazione dello stato di conservazione delle lastre. Operatori specializzati come il Gruppo Mossali effettuano analisi preliminari, definendo il livello di rischio e l’intervento più idoneo nel rispetto delle normative vigenti.
Ogni intervento richiede la redazione di un piano di lavoro da presentare all’ASL competente, con indicazione delle modalità operative, delle misure di sicurezza e delle tecniche utilizzate. I materiali rimossi devono essere trasportati e conferiti esclusivamente presso impianti autorizzati, seguendo la normativa ambientale e le disposizioni dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali.
Costi, incentivi e aspetti pratici
La valutazione economica e organizzativa rappresenta un passaggio centrale nella gestione dell’amianto. Il costo varia in funzione della superficie della copertura, dello stato di degrado, dell’accessibilità del tetto e delle misure di sicurezza richieste. Ogni intervento necessita di una stima personalizzata.
La rimozione dell’amianto può rientrare nel bonus ristrutturazioni, se inserita in un intervento edilizio conforme, permettendo di recuperare parte della spesa sostenuta attraverso detrazioni fiscali. Affidarsi a un’impresa iscritta all’Albo Nazionale Gestori Ambientali, con esperienza documentata e competenze certificate, rappresenta una garanzia di sicurezza, conformità normativa e qualità dell’intervento.
Considerazioni finali
La gestione dell’amianto sul tetto di casa richiede attenzione, competenza e scelte ponderate. Valutazioni tecniche accurate, soluzioni adeguate allo stato del materiale e interventi eseguiti da professionisti qualificati permettono di tutelare la salute, rispettare la normativa e valorizzare l’immobile nel tempo.
